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Formaggio Imbriago
Potrebbe essere definito un figlio della guerra, infatti, è proprio durante la prima guerra mondiale che esso nasce, frutto del caso e della necessità. Durante la ritirata di Caporetto gli abitanti della Sinistra Piave per nascondere i formaggi di casa dalla vista degli affamati austro-ungarici li coprirono con le vinacce, pensando fosse meglio mangiare del formaggio rovinato, piuttosto che morire di fame. Passato il pericolo recuperarono le "pezze" la cui crosta era divenuta nel frattempo violaceo e il cui gusto era stato aromatizzato dal mosto. Questa inusuale maturazione risultò però essere molto gradevole, con un gusto molto particolare tra il piccante e il fruttato: una vera delizia per il palato.

Il formaggio imbriago in primo piano:
Per "l’ubriacatura" vengono selezionate forme di qualità ineccepibile, con maturazione minima di 60 giorni o invecchiati fino a 24 mesi. Sono affinati i formaggi locali a pasta semicotta, quali i DOP Asiago pressato e d’Allevo oppure Montasio, il Latteria e tutti i consimili tipici dei caseifici trevigiani, anche appositamente prodotti. Le forme scelte vengono immerse in vinacce morbide (per un periodo che va da 8 a 30 giorni a seconda del formaggio) separate tra loro in modo tale che l’immersione sia completa. Terminata "l’ubriacatura" le forme vengono estratte dalle vinacce e sottoposte ad asciugatura e pulitura, ad ulteriore stagionatura da un minimo di 15 fino a 30 e più giorni, prima di poter essere avviate al consumo.

 
Ricetta "Bottega di Marca"
Il formaggio imbriago in cucina: Manzo marinato con cipollotti e formaggio Imbriago
Ingredienti per 4 persone: -500 g. di controfiletto di manzo di sorana -erbe aromatiche (rosmarino, salvia, alloro, ginepro) -150 g. di misticanza (molesini, spinaci selvatici, rucola, asparasine verdi) -100 g. di ortiche -2 cipollotti -100 g. di formaggio imbriago -50 g. di mele secche -olio extravergine di oliva -sale fino q.b. -pepe q.b. -pepe nero in grani -sale grosso marino -zucchero
Fate un composto con il sale grosso, lo zucchero, le erbe aromatiche tritate, il pepe nero in grani e ricoprite interamente il controfiletto di manzo: lasciate marinare due giorni. Cuocete in acqua salata bollente salata le ortiche, frullatele e passatele al setaccio. Preparate l'emulsione con l'olio, il sale, il pepe, le ortiche e, a piacere, anche qualche goccia di aceto. Mondate e lavate la misticanza e sistemate sul piatto monoporzione: condite con una parte dell'emulsione. Affettate poi sottilmente la carne con l'affettatrice, disponete a raggiera sul piatto e condite con l'emulsione di ortiche. Guarnite con lamelle di Imbriago e funghi all'olio. Decorate con mele secche e foglie di ortica fritte.
Buon appetito!
 
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Elisir Gambrinus
Passa di padre in figlio l’antica ricetta dell’Elisir Gambrinus, unico liquore al mondo ottenuto dall’invecchiamento del vino e custode delle antiche tradizioni delle ghiaiose “Terre del Piave”. La ricetta, frutto di un errore o della maestrìa artigianale, fu manoscritta nell’aprile 1847 da Giacomo, figlio di Giovanni Zanotto, a San Polo di Piave. Tutt’ora segreta e custodita gelosamente da due discendenti della famiglia, rappresenta la punta di diamante del liquorificio Gambrinus. Questa specialità storica di famiglia prevede l’utilizzo di uve selezionate di Raboso Piave, il vitigno autoctono per eccellenza della Marca Trevigiana, con una miscela d’infusi e sostanze esclusivamente naturali. Segue poi un lungo ed articolato processo produttivo che comprende diverse fasi – macerazione, essiccatura, appassimento – nel corso di cinque anni trascorsi nelle botti di rovere di Slavonia. Inizialmente fu chiamato “Elixir d’Amòr”, per l’euforia e il vigore che regalava, poi fu chiamato “Sangue de Raboso Piave”, per il colore rosso acceso. Le prime etichette, che risalgono ai primi anni Quaranta del secolo scorso, riportano il nome in dialetto veneto, “Elesir de Vin Raboso Piave”. Il prodotto era messo in piccole bottiglie e proposto agli amici; attualmente “Elisir Gambrinus” viene venduto nelle migliori enoteche, nei negozi specializzati e via internet sul sito www.gambrinus.it: orgoglio di Adriano Zanotto che lo fatto conoscere e apprezzare a livello internazionale.
L’Elisir Gambrinus in primo piano
Si distingue per il colore acceso, rosso rubino carico tendente al granato, con riflessi violacei. Inverosibilmente limpido e consistente, l’Elisir Gambrinus presenta un profumo ampio, gradevole e leggermente pungente: all’impatto fruttato ed etereo di marasca e di mora selvatica, subentra presto la vinaccia, il sentore di fieno e di vaniglia speziata. L’assaggio è ricco di emozioni, per tutti, perché il sapore è dolce, armonico, asciutto e si libera rapidamente con forza. Delle due versioni iniziali, si è affermata quella a 27 gradi, per la sensazione di calore che riesce a sprigionare, oltre al suadente, morbido e dolce retrogusto fruttato, in particolare di ciliegia. Indelebile.
 
L’Elisir Gambrinus al bar e in cucina
Eccellente digestivo a fine pasto, l’Elisir Gambrinus è protagonista in una lunga serie di aperitivi, long drink e cocktail. Perfetto se servito freddissimo o con ghiaccio, può essere assaporato anche caldo, in inverno, come ponce o come bombardino corroborante e riscaldante. Dotato anche di una spiccata versatilità sia al bar che in cucina, l’Elisir si presta nella preparazione di dolci, come la ricetta da poco brevettata dai Zanotto: Terra trevigiana.
 
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Gli Oli dei Colli Asolani

Gli oli coltivati sulla Pedemontana Trevigiana hanno la prerogativa di essere quelli collocati nella latitudine più settentrionale di tutta Europa, nelle parti più esposte a meridione delle colline, fra un'altitudine di 110 e 550 metri.
Le colline, quasi tutte di origine glaciale morenica, sono caratterizzate da un agglomerato compatto, sabbia, limo e argilla che, a contatto degli agenti atmosferici, tende a sfaldarsi.
Grazie alla latitudine e alle condizioni atmosferiche ed orogenetiche, le piante di olivo sono poco attaccabili dai parassiti, animali e fungini, pertanto i trattamenti antiparassitari sono molto limitati permettendo di ottenere oli organoletticamente eccezionali, privi di residui chimici. Inoltre poiché le pratiche di raccolta, conservazione e molitura seguono le corrette procedure, questi oli si possono definire biologici.

Gli Oli Asolani in primo piano
Si tratta di oli speciali anche perché variano il loro profilo organolettico in base alla ubicazione delle piante stesse. Ecco qualche esempio.

• L’olio Riva di Giordano Forato, prodotto nella collina San Martino, appartiene alla categoria fruttato medio. Presenta gusto fruttato leggermente sapido, sentore di oliva dolce con retrogusto amaro nocciola.
Indicato su carni alla griglia (fiorentine), asparagi e fagioli all’uccelletto.

• L’olio Riva di Amedeo De Lord Rinaldi, prodotto a levante del Monte Ricco Rocca, appartiene alla categoria delicato armonico. Presenta gusto amaro e piccante in misura equilibrata, sentore di erbe aromatiche e mela verde.
Indicato a crudo su zuppe, creme, bruschette, pesce crudo e crema di fagioli.

• L’olio Riva di Giovanni De Lord Rinaldi, prodotto a ponente del Monte Ricco Rocca, appartiene alla categoria fruttato medio. Presenta gusto amaro e piccante in misura equilibrata, sentore molto profumato di carciofo, salvia e timo. Indicato su paste, bruschette, zuppe, fagioli lessi, pesce alla griglia e carpaccio.

• L’olio Riva di Peggion, prodotto a ponente della collina San Martino, appartiene alla categoria delicato medio. Presenta gusto delicato medio, sentore di mela verde, carciofo, erbe aromatiche e fiori di campo.
Indicato su bruschette, paste, pesce lesso, paste e fagioli.

• L’olio Riva di Poet, prodotto ai piedi del Monte Ricco Rocca, appartiene alla categoria delicato dolce. Presenta gusto delicato dolce, sentore di mela verde, carciofo e salvia. Indicato a crudo su insalate e mozzarella, fagioli e radicchio.

 
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Il Torchiato di Fregona

Vino della tradizione enologica dell'area pedemontana del Comune di Fregona, il Torchiato è il risultato di tante piccole evoluzioni che gli agricoltori locali hanno sommato ed affinato nel tempo per ottenere quello che è l'attuale prodotto.
Con assoluta certezza si può anche affermare che il suo nome deriva dal metodo di vinificazione, la torchiatura, ossia il processo tecnico di estrazione dei residui vinosi dalle vinacce per l'ottenimento di sottoprodotti di bassa o nessuna valenza.
I viticoltori locali hanno voluto conservarne con fermezza il nome originario che non è certamente sinonimo di processo degradante il prodotto. Il mosto del Torchiato da sempre è stato estratto dagli acini appassiti con la pressatura sul prodotto selezionato curato e scelto, condizione iniziale indispensabile di risultati di elevata qualità ed è ciò che tutt'oggi si provvede a fare nelle cantine dei produttori di Torchiato.
Per il Torchiato, si utilizza una miscellanea di uve locali e non. I vitigni sono fondamentalmente tre: il Prosecco, il Verdiso e la Boschera ed altre varietà.
Il Prosecco, vitigno diffuso in zona, conferisce tipicità fruttata al mosto ed elevato tenore zuccherino; il Verdiso, con buona acidità per sostenere un corpo forte e deciso, è un'uva difficile da conservare, con discrete proprietà aromatiche e buon apporto zuccherino; la varietà Boschera, che tipicizza il prodotto, ha buccia spessa, sede di rilevanti quantità di profumi che si conservano nel prodotto finito.
Le uve, raccolte ad ottobre con delicatezza, sono trasportate nei fruttai per l'appassimento. Poste sui graticci o legate in cordicella appese alle travi dei solai a formare delle vere proprie pareti di bacche poste a riposo per l'intero inverno sino a primavera. Durante la settimana di Pasqua, si procede a diraspare i grappoli a mano e a torchiare gli acini appassiti dopo soffice pigiatura. Il mosto così ottenuto viene messo a fermentare per tutta l'estate in botticelle di legno o in recipienti di vetro che garantiscono maggiore finezza al prodotto. 

Il Torchiato in primo piano
Prodotto di pregio, misurato nelle vendite e negli utilizzi familiari, il Torchiato è un vino raro da meditazione, un passito forte e delicato al tempo stesso.
Limpido e dal colore giallo dorato intenso, con riflessi a volte ambrati, all'olfatto si presenta ricco di aromi e di profumi, tra i quali si riconoscono immediatamente quelli di miele e di vaniglia, con sottofondo di frutta secca in genere e di legno.
Al gusto è equilibrato: le componenti - zuccherina, alcolica e acida - si fondono armoniosamente, conferendo al vino una certa struttura.

Abbinamenti
Il Torchiato si può accompagnare in modo eccezionale con la biscotteria e la piccola pasticceria. Non teme il confronto neppure con fois gras e formaggi erborinati.

Questa è l'etichetta originale che contraddistingue le bottiglie del Torchiato di Fregona garantito dal Consorzio. Tutte le bottiglie sono numerate. L'imbottigliamento è controllato dal Consorzio.

 
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Morlacco del Grappa
Non molto lontano dal massiccio montagnoso del Grappa e nelle aree pedemontane di Asolo, s'insediò diversi secoli fa una comunità dalmata della Morlacchia. Da ciò deriva il nome dell'antico formaggio semigrasso, a pasta cotta, prodotto con latte vaccino intero o parzialmente scremato. Ha la caratteristica di ricoprirsi di una muffa verdina, conferendogli un profumo detto "di calcagno". Il morlacco è un formaggio gustoso, sia da tavola che da cucina.
Il Morlacco in primo piano:
Si presenta in forma cilindrica, a scalzo diretto; la forma è larga intorno ai 30 cm e alta circa 20. Dopo una settimana è già pronto al consumo, ma può maturare sino ad un anno. La pasta è molle, compatta e si rassoda stagionando. Ha colore bianco che poi diventa paglierino, con occhiatura piuttosto minuta. Il sapore è sapido, leggermente salato.
 
Ricetta "Bottega di Marca"
Il Morlacco in cucina: Le ricette Ravioli di Morlacco stagionato con ciliegie
Ingredienti (per 4 persone): - 250 g di pasta all’uovo fresca - 250 g di formaggio Morlacco stagionato - 150 g di ciliegie sode e mature - 1 uovo - crescione, melissa e dragoncello
- 30 g di burro - sale e pepe nero.
Preparare la pasta all’uovo al modo solito, aggiungendo all’impasto un po’ di melissa e dragoncello in modo da dare alla pasta un sapore fresco. Per la preparazione del ripieno: ammorbidire in una ciotola il formaggio Morlacco, tagliarlo a tocchetti, unire l’uovo e lavorare fino a ottenere un composto omogeneo. Salare e pepare. Tirare la pasta in una sfoglia sottile, tagliarla a dischetti e sopra ognuno porre una pallina di farcia. Chiudere a mezzaluna e sigillare bene i bordi. In una padella ben calda far scottare per qualche minuto con una bella noce di burro le ciliegie già snocciolate e tagliate a metà. Nel frattempo cucinare i ravioli in abbondante acqua bollente salata, scolarli e spadellarli con le ciliegie. Servire in tavola sopra un leggero lettino di crescione. Buon appetito!
 
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Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene
Dai vigneti delle colline di Conegliano e Valdobbiadene si ricava il famoso Prosecco omonimo. È più precisamente a San Pietro in Barbozza che si trovano i vigneti che producono il miglior Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene Doc, riconoscibile dalla nota sottodenominazione Cartizze. Esso nasce proprio qui, all'inizio del secolo, quando la Carpené Malvolti introdusse i metodi di fermentazione in autoclave.
Il Prosecco in primo piano:
Il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene ha un colore giallo paglierino, un odore vinoso, caratteristico, con un sapore fruttato e gradevolmente amarognolo. La sua gradazione alcolica minima non è mai inferiore agli 11°C; va servito in flute ad una temperatura di 8 °C. Tre sono le versioni esistenti di questo Prosecco: Tranquillo, Frizzante e Spumante e tra queste l'ultima è certamente la più apprezzata.
Ottimo come aperitivo, da gustare da solo oppure accompagnato da qualche stuzzichino, è da provare anche con il risotto al radicchio e con secondi di pesce, in particolare con un piatto di baccalà mantecato.
 
Il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene in cucina:
In questa zona tutte le migliori tradizioni gastronomiche si sono conservate inalterate nel tempo, tanto che ancora oggi è possibile assaporare profumi e sapori della cucina delle generazioni passate. Lontana da modernità e inquinamento quella di Conegliano-Valdobbiadene è una cucina di nicchia, basata su materie prime locali, espressione di autentica sapienza contadina.
Tipica la selvaggina cucinata allo spiedo, arrosta o in umido e sempre accompagnata da polenta fumante o funghi. Ovunque ci si fermi per assaporare queste proposte gastronomiche rimane comunque d'obbligo iniziare con un calice di prosecco DOC, per rendere ancora più godibile una tavola tra la più saporite del Veneto.
 
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Casatella Trevigiana
Anche se la radice del nome fa pensare a caseus, che in latino significa formaggio, il nome di questo latticino fresco deriva dalla parola "casa" o "casata", poiché era il classico formaggio che si faceva nelle piccole fattorie a conduzione domestica che avevano due o tre vacche, sufficienti per l’autoconsumo. La casatella somiglia allo stracchino, anche se è realizzato in forme rotonde più grosse; matura un paio di giorni nella cella frigorifera e non al caldo. In questo modo, la pasta subisce una minore acidificazione ed è più dolce, con un gradevole sentore di latte accentuato.
La Casatella in primo piano:
La casatella, prodotta da latte vaccino intero con il 58% di grassi, si contraddistingue per la pasta cruda e bianca, morbida e burrosa, priva di crosta. È preferibile la consumazione entro 8-10 giorni, conservandola a 5-6 °C. Prima si mangia, meglio è!

Aspetti nutritivi e dietetici: Acqua: 53-60% - Proteine: 15-20% - Grassi: 20-24% - Calcio: 0,50% - Fosforo: 0,40% - Calorie: 270
 
Ricetta"Bottega di Marca"
La Casatella in cucina: Frittata con formaggi
Ingredienti: - 100 g di Casatella - 100 g di stracchino - 100 g di formaggio di malga fresco
- 100 g di Asiago d’allevo grattugiato - 6 uova - burro - pepe bianco e sale q.b.
Tagliate a tocchetti i formaggi freschi e aggiungeteli alle uova ben sbattute con l’Asiago, pochissimo sale e pepe abbondante. Mescolate bene il tutto. Sciogliete una dose generosa di burro in una padella, versate il composto e cuocete da entrambi i lati fino a raggiungere una crosticina dorata.
Buon appetito!
Antipasto con radicchio e casatella
Ingredienti per 4 persone: - 400 g di radicchio di Castelfranco - 100 g di Casatella trevigiana - 500 g di pasta sfoglia - 100 g di latte - 50 g di olio d’oliva - 1 scalogno - sale e pepe q.b.
In un tegame soffriggete lo scalogno e versateci il radicchio, quindi, salate e pepate, stendete la sfoglia con un mattarello, ricavate dei rettangoli di dimensioni 13x8.
Da un lato versate il radicchio e la casatella, rotolate e chiudete per bene le due estremità. Passate in forno a 250° per 15 minuti. Buon appetito!
 
     
  Progetto "Bottega di Marca" UNASCOM/CONFCOMMERCIO
Treviso - Via Venier, 55 - Tel. 0422 580361 - fax 0422 592327 - P.IVA 04021800265